DI ALESSANDRA PERRICONE
Qualche giorno fa ho preso il trenino per l’aeroporto, avevo un viaggio di lavoro.
Mentre i binari seguivano la costa per raggiungere la punta più avanzata dell’isola, prima della grande curva che conduce al suo estremo Nord-Ovest, mi sono ritrovata a pensare a chi di noi prossimi partecipanti al Convegno nazionale delle Cvx in programma a Palermo, dal 25 al 28 aprile 2024, avrebbe fatto presto lo stesso percorso, solo in senso inverso.
Isola delle Femmine, Capaci, Carini…
Le fermate, una volta lasciata Palermo alle spalle, si susseguivano – Isola delle Femmine, Capaci, Carini – e intanto io andavo con la mente a volti familiari delle comunità di altre regioni affidando all’immaginazione quelli di chi ancora non conosco.

Chissà cosa penseranno, mi chiedevo, di fronte a questo nostro orizzonte di mare troppo spesso nascosto dalla speculazione edilizia, o agli alberi di mandarini che ogni tanto si ostinano a crescere tra le case che quella speculazione ha imbruttito, ma dove abitano ancora la speranza e la pazienza di agricoltori per nascita, o anche alle colline in parte mangiate dal fuoco estivo benché sempre guide accoglienti verso il litorale.
Un dolore muto e profondo…
In particolare, alla stazione di Capaci, ho provato a vestire i panni di un non-siciliano e un elenco di parole terribili si è subito srotolato nella mia testa: mafia, tritolo, morte… sì insomma, STRAGE. Parole che qui evocano probabilmente ancora l’antico e paradossale connubio di sdegno e rassegnazione ma che soprattutto richiamano un dolore muto e profondo che è parte del nostro Dna come il mare, i mandarini, le colline.
La bellezza, da noi, ha un’impronta tragica che ci accomuna a tante popolazioni di frontiera a Nord o a Sud del mondo e delle nostre città, abitanti di quelle periferie di cui parla Papa Francesco, restituendone il ruolo e l’autentico significato anzitutto a quanti ci vivono, ma anche a chi sente in sé il desiderio di accostarsi a contrasti a volte poco riconoscibili che potrebbero però avere qualcosa da dire alla società occidentale.
Palermo, nello specifico, è città particolarmente contraddittoria, con il suo centro storico tra i più estesi d’Italia, i monumenti che ne testimoniano le svariate occupazioni più o meno virtuose, il buon cibo, il clima mite, gli eroi civili e religiosi… insieme però alla sporcizia e a una scarsa qualità di vita.
A Palermo e alla Sicilia si pensa spesso come a un luogo di delinquenza e disordine, di ignoranza e povertà culturale oltre che economica, e, facendolo, non si è lontani dal vero. Tuttavia, questa sarebbe una visione parziale se nello stesso quadro non si inserissero la cultura, l’eleganza, l’ironia che ne caratterizzano la storia. Si può dire dunque che il viaggiatore, in questo caso membro della Cvx italiana, troverà qui luci e ombre che necessariamente rimandano al senso della responsabilità individuale e dell’agire comune.
E anche solo poter condividere questa spinta etica, che nel nostro caso diventa vocazione alla sequela di Cristo, è per noi della Comunità di Palermo motivo di grande gioia, di consolazione, e di incoraggiamento a testimoniare, come diceva p. Pino Puglisi, che un altro mondo è possibile.
Vi aspettiamo!






