In questo articolo proponiamo la sintesi del Gruppo di lavoro Amoris Laetitia, che si è costituito nel 2024 fra i membri della Cvx in Italia. Offriamo con spirito sinodale una riflessione a partire dal matrimonio cristiano e poniamo, partendo spesso dal vissuto di alcuni che hanno partecipato ai lavori, delle questioni dottrinali e pastorali aperte, che meritano di essere ancora considerate, alla ricerca di nuove soluzioni.
1) Separazione delle persone sposate
C’è un reale e sincero processo di discernimento di tutta la Chiesa sul tema della separazione delle persone sposate, lontano da una lettura dogmatica delle scritture e della dottrina. È necessario ricongiungere nella coscienza il valore della “norma”, con la comprensione e le sfide rappresentate dalle situazioni concrete. L’intimo discernimento, anche etico, è luogo di libertà, processo personale, comunitario ed ecclesiale, in cui il Signore parla.
2) Il sacramento del matrimonio e i suoi effetti
Bisogna studiare e riflettere sul dato sacramentale del matrimonio, per le origini scritturali (in particolare nel Nuovo Testamento) e nella storia della Chiesa (la condizione sacramentale del matrimonio viene affermata nel 1184 – Concilio di Verona – poi confermata nel Concilio di Trento; ma anche molti anni dopo, nel 1861, Pio IX ritorna sulla natura del matrimonio cristiano, nell’enciclica Quanta cura, quella del cosiddetto Sillabo). Allora ci domandiamo: è possibile far cessare il sacramento? Non dichiarare nullo (quello già avviene) ma definire che è cessato un effetto, uno stato, durato fino a quel momento?
3) Gli effetti del contratto matrimoniale
La promessa fatta può essere sciolta (rotta)? Gli effetti del contratto cessano a date condizioni (“contrarre matrimonio” dice la formula liturgica e il diritto canonico), dal “voto” si può essere dispensati, il matrimonio è un sacramento diverso dagli altri, perché l’effetto del dono di Dio, la sua Grazia, è condizionata dal comportamento umano? Qual è l’efficacia di un sacramento a fronte di una persona che si comporta al contrario di quanto promesso?
4) Percorsi personali di riconciliazione con Dio
Si realizzano percorsi personali di riconciliazione con Dio (vedi il quinto capitolo dell’Esortazione Amoris laetitia): scioglimento di fatto del vincolo, ritorno al sacramento dell’Eucarestia e alla comunità cristiana. Normalmente sono cammini personali (immaginiamo e speriamo siano spiegati ai figli) ed escludenti l’altro coniuge.
C’è però il rischio di rafforzare il “soggettivismo” dei coniugi, rendendoli ancora di più inconciliabili. Questo può generare umanissima delusione, amarezza, rabbia del coniuge “debole”, di quello rimasto solo, di quello che decide, nel suo discernimento, di rimanere fedele al vincolo.
È possibile immaginare un percorso comune ai coniugi o un percorso guidato in parallelo? Come e chi potrebbe guidarlo e strutturarlo? Chi può essere preparato a questo percorso? I coniugi sono i ministri del matrimonio, si preparano davanti alla Chiesa con un sacerdote, nella/con la comunità, per il sacramento. Per la separazione invece ognuno è per sé, e non c’è nessuno strumento a disposizione se si volesse intraprendere un cammino comune per la separazione.
5) Tra visione tradizionale e lettura della realtà
L’Amoris laetitia, nella sua straordinaria e misericordiosa accoglienza pastorale, lascia in vita le diverse opinioni e manifestazioni presenti tra prelati e parti della Chiesa. Continua a esserci un’affermazione dottrinale tradizionale ed escludente sul matrimonio. Il diritto canonico è rimasto immutato. Ciò crea un’inevitabile confusione nel popolo di Dio, angoscia e disorientamento nei più deboli (anche culturalmente o in chi vive un’esperienza cristiana sommaria e non è in grado di capire, e quindi di intraprendere, il percorso del discernimento) che, in una società semplificatoria, sloganistica e superficiale non trovano riferimenti certi.
Nel clero non mancano opposizioni all’Amoris laetitia con diverse incapacità ad affrontare i nuovi orizzonti pastorali. C’è una certa sorpresa e qualche dileggio nel resto del mondo, che tende a conservare anche per motivi estetico-romantici il rito del matrimonio, costruendoci favolosi business.
6) Il matrimonio in una prospettiva ecumenica
Ci chiediamo inoltre, anche in una prospettiva di un dialogo ecumenico/pastorale, se ci siano margini per la Chiesa cattolica di attingere dalla tradizione della Chiesa ortodossa che, pur mantenendo il principio dell’insolubilità del matrimonio (anche dopo la morte di uno dei coniugi), tollera le seconde o terze nozze sia dei vedovi sia dei divorziati, celebrati con rito penitenziale. L’indissolubilità del primo matrimonio misticamente permane, ma la compassione e la misericordia della Chiesa apre a soluzioni umanamente e pastoralmente accettabili per chi non è stato in grado di mantenersi fedele alle promesse matrimoniali.
Anche se con presupposti diversi, e sempre in una prospettiva ecumenico/pastorale, si potrebbe inoltre considerare la via anglicana, che a sua volta concede ai divorziati le seconde nozze o, a seconda dei casi, una benedizione religiosa.




